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Spalma incentivi: primo ricorso vinto, ma solo per aziende straniere

L’arbitrato internazionale contro lo Spalma Incentivi

Athena Investments, investitore estero nel settore fotovoltaico in Italia, ha annunciato che l’arbitrato internazionale avviato nel 2015 contro il cosiddetto Spalma Incentivi, cioè il taglio retroattivo degli incentivi, si è concluso con successo. La sentenza ha imposto allo Stato italiano di rimborsare 7,4 milioni di euro alla società.
Ma la pronuncia arbitrale è stata resa in attuazione del Trattato sulla Carta dell’Energia, un trattato legalmente vincolante, firmato nel 1994 da 49 Stati e dalle Comunità europee, nato per favorire gli investimenti energetici e la transizione alle rinnovabili. Questo significa che eventuali violazioni portate di fronte all’arbitrato internazionale possono essere fatte valere solo da gruppi societari non italiani appartenenti a Stati che hanno sottoscritto il suddetto Trattato.
C’è da tenere in considerazione però che i costi della procedura arbitrale sono molto alti e per questo motivo molti operatori sono stati frenati dal portare avanti una causa di questo tipo. Sappiamo però che sono diversi i procedimenti arbitrali avviati ai sensi del Trattato sulla Carta dell’Energia contro lo Spalma Incentivi. Come riportato da Staffetta Quotidiana del 28 dicembre 2018 “Se si concluderanno tutti o in buona parte in modo analogo al caso Athena determineranno ulteriori esborsi per l’Italia, verosimilmente ripercuotendosi da ultimo sulle componenti della bolletta elettrica che la norma aveva provato ad alleggerire.”

Lo Spalma Incentivi davanti alla Corte di Giustizia Europea

L’unico spiraglio che si può intravede in questa annosa questione dello Spalma Incentivi è dato dall’ordinanza dello scorso novembre del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, che ha accolto il ricorso di una quindicina di operatori contro il ministero dello Sviluppo economico e il Gestore dei Servizi Energetici (GSE). La questione dello Spalma Incentivi verrà quindi discussa di fronte alla Corte di Giustizia Europea, per ottenere una pronuncia sulla compatibilità delle previsioni nazionali con il diritto europeo.
In questo caso, a differenza della pronuncia arbitrale che vale solo nei confronti delle parti processuali, una sentenza a livello europeo sarebbe verosimilmente decisivo ai fini dell’accoglimento del ricorso di altri operatori che abbiano però già intrapreso una causa al TAR contro il Decreto Spalma Incentivi.

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